Incontro Insubrico Veicoli Militari d’epoca: perché?

Per festeggiare degnamente i dieci anni del nostro Club!

E più degnamente di così è impensabile! Vittorio ha dato il meglio di sé stesso, che meglio di così non si può. Fonti solitamente ben informate lo certificano sul terreno già dalle prime luci dell’alba che, grazie a sacrifici propiziatori agli dei, si presenta radiosa. Fasciato dalla ineccepibile divisa, megafonata la voce, coadiuvato dal trillante fischietto del Guido, accoglie i partecipanti smistandoli negli stalli previsti all’uopo.
Con l’arrivo della scoppiettante carovana dei trattori agricoli degli Amici delle vecchie macchine agricole e del Gruppo trattori d’epoca Ti il Raduno può prendere avvio e al Nostro la soddisfazione fa calare a livelli umani la temperatura corporea che, finora, era rilevabile solo con termometri da altoforno.
La visione del campo del Raduno è maestosa ed affascinante: i poderosi Saurer dominano dall’alto, ferreo bastione, i veicoli in grigioverde, tanto uguali ma tutti diversi, ognuno con le sue caratteristiche e la sua anima, si spalleggiano a ranghi compatti, intervallati dal candore di Fiocco di neve il bianco Pinz, ambulanza alpina, giunto dalla lontana Treviso, dall’austero blu notte distintivo della Benemerita, livrea di una Campagnola, dal liscio alluminio tintato pastello, della Land Rover agricola e dal civettuolo azzurro delle tre Jeep della US Navy, straccetti di colore strappati al cielo terso. A contrappunto la variopinta schiera dei trattori d’epoca dai nomi familiari agli uomini delle nostre valli (Hürlimann, Bucher, Bührer), l’agile Porsche che nobilita le origini delle rombanti auto sportive, prede di impudichi esibizionisti di status e il discreto Landini Testa calda, gioiellino che deve il suo nome non alle prestazioni corsaiole ma ad una romantica – quanto esplosiva – tecnica di accensione.
“Gli autisti dei veicoli ex militari a me per il briefing!” ordine perentorio che prelude alla partenza per l’escursione al Monte Roveraccio.
Il serpentone metallico si srotola sulla carrareccia forestale in sinuosa armonia, disturbata dalle solite Jeep in difficoltà sui tornanti, vista la loro agilità più marina che alpestre: ma ciò non ci toglie il gagliardo appetito che permette di spazzolare in men che si dica il fastoso aperitivo preparato con tanta cura dall’Angiolin Casati e servito nella location allestita, in stile militare, da Giuly e Mimo.
Ritorniamo al piano appena in tempo per buttarci sulla polenta e spezzatini dei Catella’s Brother, premiata ditta dalle eccelse prestazioni, per la quale ci è ostico trovare nuovi elogi.
“Canta che ti passa” non è uno stimolo alla deglutizione bloccata dalla troppa foga per il cibo, ma la fonte delle nostrane note dei nostrali cantori che ci deliziano dal vivo.
Un momento di vivida emozione, la benedizione del cappellano dello SM Br fant mont 9, cap Michele Fornara, ai nostri automezzi, subito seguita dal profano: tutti a sbavare per il carwash in grigioverde, un trionfo di spume e tatuaggi a soddisfazione dei bassi istinti della soldataglia in pensione.
“M109 PZ Hb 66/742”: il gracchiare del megafono ci riporta alla dura realtà strappandoci alle morbidezze delle peccaminose carni per invitarci alla dimostrazione dell’imponente Obice blindato che, con il suo cannone svettante nell’azzurro cielo, suscita nelle menti rimembranze, ormai
sbiadite, di simboli fallici.
Pregevole e degna conclusione del raduno.
Lunga vita al nostro Club e, fra dieci anni, sarà impresa quasi impossibile emulare il trionfo di oggi!

GCB



 

 

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