Il commento alla nostra classica di primavera

“… Scusate: è passato anche di qui l’anno 2020?”
“… Forse, ma che caratteristiche aveva?”

Questo potrebbe essere un dialogo estratto dalla pièce teatrale in cui ci è parso di essere coinvolti nella nostra uscita… “della rinascita”, dopo i “domiciliari” a seguito del lockdown.
Sul perché di questa domanda-risposta tornerò più avanti. Andiamo con ordine.
Dapprima: 12 i mezzi e 26 gli impavidi partecipanti, di cui quattro giovanotti ed un pargolo di 6 mesi!
E ora all’itinerario: dopo un circuito sulle due sponde della Valle di Muggio, da Obino, imboccata la carrareccia in acciottolato (in dialetto: risciada) di notevole fattura, nel bosco sul crinale che conduce al Generoso è stato un avvicendarsi di emozioni. Dapprima, l’improvviso affacciarci sul “balcone” dell’Alpe Caviano, con una splendida veduta a 150 gradi, spaziante dalle pendici del San Giorgio alla Pianura Padana. Quindi, proseguendo nel bosco e passando per le belle radure del Dosso dell’Ora e della Balduana, si è giunti ai poggi di Pianspessa.
Lì, dopo il gustoso aperitivo offerto da HafliPinz Ti all’ombra del raffinato Roccolo, ci siamo tuffati in un viaggio nel passato, brillantemente presentato da Luca Cereghetti. Egli ci ha dato modo di conoscere un insediamento che, nonostante sia ubicato ad una quota di circa 1000 m.s.l.m. su alcuni pianori affacciantisi su ripidi pendii che scendono verso Muggio, riporta l’idea architettonica in uso in ben altri profili orografici, con edifici di stile vagamente palladiano. Perché? Perché a disegnarle, attorno al 1750, fu l’ispirata mano dell’architetto Cantoni di Muggio. Egli, in virtù delle sue capacità e delle sue esperienze professionali a Genova, Firenze e Roma, volle, per gli insediamenti in questa zona rurale di proprietà della famiglia, un’impronta di carattere signorile. Così, la masseria comprendeva anche un edificio padronale in cui i proprietari risiedevano per amministrare accuratamente il podere. Di notevole finitura architettonica anche il già menzionato roccolo dalle forme marcatamente funzionali e la nevèra (pozzo frigorifero).
Ma perché, dunque, l’incipit della pièce di cui sopra? La risposta sta, per esempio, in quello che abbiamo visto gettando lo sguardo sul pendio di fronte a noi dove, in località Muggiasca, alcune persone stavano raccogliendo “a rastrello” tutto il fieno mietuto sull’ampio e ripido pendio che non permette l’impiego di funzionali mezzi meccanici. Occorre dunque tenacia, passione… ed anche una buona dose di filosofia. Ecco perché ci era venuta spontanea la domanda iniziale.
Abbiamo avuto l’impressione che qui, a pochi chilometri dai luoghi in cui la nostra società frenetica non conosce soste per opportuni momenti di riflessione, il tempo si fosse fermato.
Frattanto, giunta l’ora di pranzo, il convoy si è mosso verso l’Agriturismo Dosso dell’Ora dove la famiglia Cereghetti ha imbandito, all’aperto, i tavoli ed un pranzo genuino ed abbondante ha deliziato i nostri palati.
Un complemento notevole a questo commento lo trovate nel bel video che l’amico Boris ha allestito al riguardo.
Vogliamo scrollarci di dosso quella “patina di ruggine” che il forzato fermo pandemico ci ha imposto. Qualche canzone ed una bella chiacchierata ci aiutano. Siamo sulla buona strada, ma ci vuole ancora qualche uscita con il nostro convoy per riprendere appieno.
Ecco perché non si dovrebbe mancare di mettere in agenda le prossime uscite.
Au revoir.

Carlo


Autocolonna
12 veicoli (1 Haflinger 700AP, 2 Pinz 710M, 3 Puch 230GE, 2 Jeep Willys MB, 1 Jeep Kaiser CJ5, 1 Land Rover 88, 1 Dodge WC, 1 moto Condor a580)

Partecipanti
26

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